
Autori contestano rivendicazioni su risarcimento Anthropic
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Autori denunciano che editori e agenti reclamano indebitamente parte del risarcimento Anthropic da 1,5 miliardi di dollari.
Molti scrittori che aspettavano di ricevere la loro quota dallo storico accordo da 1,5 miliardi di dollari tra Anthropic e gli autori si sono trovati di fronte a una sorpresa: notifiche che attribuivano il loro pagamento a terzi, tra cui editori e agenzie letterarie. La situazione ha creato tensione nel mondo dell’editoria e solleva dubbi sulla gestione delle ripartizioni economiche derivanti dal risarcimento Anthropic.
Come funziona la suddivisione dei pagamenti
L’accordo prevede che gli autori di quasi 500.000 titoli ricevano 3.000 dollari per ogni opera piratata utilizzata per addestrare i modelli di intelligenza artificiale. Se un libro è ancora pubblicato da un editore tradizionale, la somma viene divisa a metà tra autore e editore. In caso di self publishing o di diritti ritornati all’autore (libro fuori catalogo), il pagamento spetta interamente allo scrittore.
Negli ultimi giorni, però, diversi autori hanno segnalato pubblicamente che alcuni editori avrebbero richiesto l’intera somma o rivendicato titoli su cui non possiedono più i diritti da anni. È il caso, ad esempio, della scrittrice April Henry, che ha denunciato la richiesta di un editore su un’opera a lei tornata già da tempo. Altre segnalazioni riguardano pagamenti richiesti al 100% dagli editori, quando la quota dovuta sarebbe solo la metà.
Le cause del caos e il ruolo delle agenzie
Secondo molti osservatori, tra cui la CEO dell’Authors Guild Mary Rasenberger, non si tratterebbe di una manovra intenzionale degli editori ma di semplice confusione e scarsa accuratezza nella gestione dei registri dei diritti. Alcuni editori hanno già ammesso errori e promesso di intervenire per correggerli. Tuttavia, la quantità di segnalazioni fa pensare a un problema più ampio e strutturale che a singoli casi isolati.
Un ulteriore elemento di sorpresa riguarda le agenzie letterarie: diversi autori hanno scoperto che anche alcune agenzie stanno tentando di rivendicare una parte dei pagamenti, pur non essendo titolari dei diritti sulle opere. Questa mossa è stata criticata apertamente da molti scrittori, che la giudicano priva di fondamento.
Per chi si trova in questa situazione, esistono procedure per contestare la ripartizione comunicata, anche se la determinazione della quota spettante può essere complicata dalla data di effettivo ritorno dei diritti all’autore. La vicenda mostra quanto sia difficile, nell’era dell’intelligenza artificiale, garantire una gestione trasparente dei diritti e dei compensi per i creator, specie in presenza di vecchi contratti e archivi poco aggiornati.



