Oura torna alla carica contro Ultrahuman negli USA

Tempo di lettura: ⏱ 2 minAggiornato il 23 Ottobre 2026
Indice dell’articolo
  1. Oura ha avviato una nuova causa negli USA contro Ultrahuman per presunte violazioni di brevetti sugli smart ring.
  2. Brevetti, import ban e accuse reciproche
  3. Una guerra legale che coinvolge tutto il settore

Oura ha avviato una nuova causa negli USA contro Ultrahuman per presunte violazioni di brevetti sugli smart ring.

Il mercato dei dispositivi indossabili per il monitoraggio della salute torna al centro delle attenzioni legali: Oura, uno dei principali produttori di smart ring, ha avviato una nuova causa contro Ultrahuman, rivale indiano che negli ultimi mesi si è riaffacciato sul mercato statunitense con il Ring Pro. L’obiettivo di Oura è bloccare le vendite di questo dispositivo negli Stati Uniti, accusando Ultrahuman di aver violato due brevetti chiave legati a design e componenti interni, tra cui batteria e sensori.

Brevetti, import ban e accuse reciproche

La vicenda nasce da una lunga battaglia sui brevetti tra Oura e Ultrahuman, in corso dal 2023. Dopo aver ottenuto un’importante vittoria presso la US International Trade Commission, Oura era riuscita a bloccare l’importazione del Ring Air, il primo modello di smart ring di Ultrahuman, costringendo la startup indiana a riprogettare il prodotto per il mercato americano. La nuova versione, Ring Pro, aveva ottenuto il via libera delle dogane statunitensi solo pochi mesi fa.

Oggi però Oura sostiene che il via libera doganale riguardasse solo una parte dei brevetti e che il Ring Pro violi ancora due proprietà intellettuali: una di queste, la 12,769,363, risulta appena concessa due giorni prima della causa. Il nuovo brevetto riguarda in particolare la struttura interna dell’anello, che integra una batteria curva, scheda elettronica, magneti e sensori.

Una guerra legale che coinvolge tutto il settore

Nel mirino di Oura non c’è solo Ultrahuman: negli ultimi anni la società finlandese ha avviato azioni simili anche contro Samsung, RingConn, Circular e Zepp Health, spesso con esiti diversi. In alcuni casi i competitor hanno scelto la via dell’accordo, riconoscendo royalties a Oura per continuare a vendere i loro dispositivi negli Stati Uniti.

La nuova causa contro Ultrahuman coinvolge anche il produttore texano SVTronics, accusato di assemblare il Ring Pro per conto della startup indiana. Da parte sua, Ultrahuman ribadisce la fiducia nella legittimità del suo prodotto e assicura che il Ring Pro resta disponibile negli USA, dichiarando che affronterà tutte le accuse nelle sedi opportune.

Il confronto tra brevetti, cause e accordi di licenza riflette la crescente competizione nel mercato degli smart ring: secondo IDC, le spedizioni globali saliranno quest’anno del 12,8%, per un totale di quasi 5 milioni di unità. Con una posta in gioco così alta, la proprietà intellettuale si conferma l’arma principale per consolidare o difendere la propria posizione in un settore sempre più affollato.

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Redazione iTechMania
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