
Chiuso lo studio di Toshiro Nagoshi, finisce Gang of Dragon
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Lo studio di Toshiro Nagoshi si è chiuso ufficialmente e con esso è terminato lo sviluppo di Gang of Dragon dopo il ritiro dei fondi di NetEase.
La chiusura improvvisa di Nagoshi Studio segna la fine di uno degli studi più attesi dagli appassionati di videogiochi giapponesi. Fondato da Toshihiro Nagoshi, mente dietro le serie Yakuza e Like a Dragon, il team aveva attirato l’attenzione dopo la presentazione di Gang of Dragon ai The Game Awards. Da oggi, però, il progetto si interrompe definitivamente, lasciando i fan senza risposte su cosa sarebbe potuto diventare il nuovo action RPG.
Un addio che coinvolge Gang of Dragon
La decisione di sciogliere Nagoshi Studio arriva dopo una serie di segnali preoccupanti sul fronte finanziario. Secondo quanto emerso, il 31 ottobre gli azionisti hanno approvato la liquidazione della società, con un avviso pubblicato ufficialmente in Giappone. In pratica, Gang of Dragon viene cancellato insieme al team: il gioco, annunciato con un trailer lo scorso anno, non vedrà mai la luce.
Le difficoltà economiche del team erano già emerse all’inizio dell’anno, quando NetEase Games, colosso cinese che aveva sostenuto la fondazione dello studio nel 2021, ha deciso di tagliare i finanziamenti. Questa mossa aveva permesso a Nagoshi di cercare nuovi investitori, ma l’operazione non è andata a buon fine. La chiusura dello studio è quindi una conseguenza diretta della mancanza di risorse per portare avanti lo sviluppo.
NetEase si ritira dagli studi esteri
Il caso di Nagoshi Studio si inserisce in un trend più ampio che riguarda NetEase. Negli ultimi mesi, il publisher cinese ha ridotto il proprio coinvolgimento in studi fuori dalla Cina. Un segnale analogo era arrivato poco tempo fa con l’uscita di Grasshopper Manufacture, tornato indipendente dopo l’esperienza con NetEase e la pubblicazione di Romeo Is A Dead Man.
L’impatto di questa chiusura va oltre il singolo titolo cancellato: per il pubblico si tratta di un’occasione mancata di vedere all’opera uno degli autori più influenti della scena giapponese recente, alle prese con una nuova IP. Resta l’amaro in bocca per un progetto che aveva generato entusiasmo e curiosità, ma che ora si trasforma in un altro esempio di quanto siano fragili anche le realtà fondate su nomi di grande peso.



