Il primo satellite data center di Google è online e scrive poesie

Tempo di lettura: ⏱ 2 minAggiornato il 30 Ottobre 2026
Indice dell’articolo
  1. Google ha acceso il primo satellite data center in orbita, che usa un chip TPU per scrivere poesie e testare carichi di lavoro IA.
  2. Un laboratorio AI sopra le nostre teste
  3. Verso reti di calcolo orbitale

Google ha acceso il primo satellite data center in orbita, che usa un chip TPU per scrivere poesie e testare carichi di lavoro IA.

Google ha acceso il suo primo data center orbitale: una missione che mette insieme intelligenza artificiale e spazio. Il satellite, parte del progetto Suncatcher, ospita una singola TPU (Tensor Processing Unit) progettata da Google e ora lavora a oltre 500 chilometri dalla Terra. L’obiettivo è testare l’affidabilità dell’hardware AI in orbita e verificare se in futuro una rete di satelliti potrà svolgere grandi carichi di lavoro computazionale, come l’inferenza di modelli linguistici, direttamente nello spazio.

Un laboratorio AI sopra le nostre teste

Il satellite, lanciato su un razzo Falcon 9, genera fino a 1 kW di energia solare. Questo consente alla TPU di funzionare solo per brevi sessioni, circa venti minuti per volta. Dopo una fase di collaudo durata tre settimane, gli ingegneri di Google hanno inviato il primo prompt al modello linguistico Gemma 4, precaricato a bordo. In risposta, il satellite ha generato un haiku dedicato allo spazio, mostrando che il sistema AI è pienamente operativo anche in condizioni estreme.

Oltre agli esperimenti “letterari”, la missione serve a valutare le prestazioni del chip sotto stress termico e radiazioni cosmiche. Sulla Terra, Google aveva già testato le sue TPU con acceleratori di particelle, ma in orbita l’ambiente è meno prevedibile: errori come i “bit flip”, causati dalle radiazioni, possono corrompere i dati senza essere rilevati dai controlli standard. I primi dati suggeriscono che l’inferenza dei modelli AI è meno sensibile a questi problemi rispetto all’addestramento, ma solo i test reali potranno confermare questa ipotesi.

Verso reti di calcolo orbitale

Se l’esperimento avrà successo, Google prevede di lanciare altri due satelliti dotati di TPU più avanzate. La prossima generazione supporterà una maggiore produzione di energia e collegamenti ottici tra i vari satelliti, con l’obiettivo di gestire carichi di lavoro distribuiti nello spazio. A differenza di altre aziende che puntano a elaborare dati su satelliti isolati, Google vuole creare una vera rete di satellite data center interconnessi, in grado di collaborare in tempo reale.

Questo progetto richiederà vettori come Starship, il razzo super pesante di SpaceX, e un livello di riutilizzo e frequenza di lancio ancora mai raggiunti. Secondo le stime, saranno necessari almeno 1.800 voli per rendere economicamente sostenibile una costellazione su larga scala. Nel frattempo, il successo dei primi test rappresenta un passo concreto verso nuove frontiere del cloud computing, spostando parte della potenza di calcolo fuori dall’atmosfera terrestre.

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Redazione iTechMania
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