Ferrari Luce: gli interni “alla Apple Car” firmati Jony Ive fanno parlare tutti

Ferrari Luce e Jony Ive: l’abitacolo progettato da LoveFrom sembra il riflesso più credibile di come sarebbe potuta apparire l’Apple Car, tra vetro, alluminio e controlli fisici.

Ogni tanto esce una notizia che non è solo “auto nuova” o “design diverso”, ma una specie di cortocircuito culturale: una Ferrari che porta addosso, in modo quasi sfacciato, quel linguaggio estetico che molti associano all’era più iconica di Apple. È quello che sta succedendo con la Ferrari Luce, la prima Ferrari elettrica di cui viene mostrato l’abitacolo, firmato da LoveFrom, lo studio di Jony Ive e Marc Newson.

La sensazione, per chi ha vissuto gli anni di iPhone 4, iMac unibody e dei primi Apple Watch, è immediata: geometrie pulite, simmetria quasi ossessiva, materiali “parlanti”, messi lì non solo per essere premium ma per raccontare un’idea di prodotto. Ed è proprio questo il motivo per cui il paragone con l’Apple Car (quella che non vedremo mai) torna prepotente: non come copia, ma come filosofia applicata a un oggetto reale.

Dentro Ferrari Luce: vetro, alluminio e controlli fisici dove servono davvero

L’abitacolo della Ferrari Luce punta su una combinazione molto precisa: tanto vetro tecnico, tanto alluminio anodizzato e un’impostazione “ibrida” che evita la deriva del “touch ovunque”. L’idea è chiara: digitale sì, ma senza trasformare ogni gesto di guida in una caccia al pulsante dentro un menù.

Il dettaglio che viene evidenziato di più è l’uso diffuso di Corning Gorilla Glass nell’abitacolo e una scelta netta contro plastiche economiche e finiture facili. In pratica, invece della classica estetica EV ultraminimale dove tutto vive su un unico schermo centrale, qui si cerca un equilibrio: schermi e interfaccia moderna, ma comandi fisici mantenuti dove contano, soprattutto quando l’auto è in movimento.

La “micro-esperienza” che fa scuola: la chiave E Ink e il rituale della luce

Se c’è un elemento che sembra fatto apposta per far impazzire gli appassionati di design, è la chiave. Integra una superficie con E Ink e, quando viene inserita nel ricevitore magnetico, l’effetto luminoso si trasferisce verso il selettore in vetro. Non è solo un trick scenico: è un modo per costruire un rituale d’uso, una piccola cerimonia quotidiana che rende l’oggetto più “vivo”.

Questo è uno dei tratti più riconoscibili dell’approccio di Ive: non cambiare la scheda tecnica per stupire, ma cambiare come ti senti mentre interagisci col prodotto. È la logica delle “micro-esperienze” curate, quelle che non ti servono a livello funzionale, ma che fanno percepire qualità, intenzione e coerenza.

Perché tutti parlano di Apple Car: il “what if” più credibile finora

Dire che “l’Apple Car sarebbe stata così” sarebbe una forzatura, perché nessuno può saperlo con certezza. Però il parallelismo con il progetto auto di Apple ha senso per motivi concreti: la regia creativa è la stessa che ha definito una parte enorme dell’identità Apple; i richiami formali a quell’epoca sono evidenti; e soprattutto la priorità data all’esperienza umana rispetto al puro effetto-tech è un’impronta molto riconoscibile.

Quindi no, non è Project Titan che torna in vita. Ma se l’idea è immaginare come potrebbe apparire una filosofia “alla Apple” applicata a un’auto reale, la Ferrari Luce è probabilmente la finestra più concreta vista finora. E già questo, nel 2026, è abbastanza per far discutere mezzo internet.

Emilio Primavera
Amministratore
Dottore in Comunicazione & Marketing Pubblicitario, Blogger, Content creator e fondatore di iTechMania (Sito e Canale Youtube). Da sempre appassionato…